La neocostituita Pro Loco Ronchis, dopo aver vagliato diverse ipotesi su quale doveva essere il proprio segno che l' avesse rappresentata, ha scelto come proprio logo e segno distintivo, probabilmente unico fra le Pro Loco del Friuli-Venezia Giulia, il Lavatoio pubblico. Le motivazioni di questa scelta sono state originate dalle prime parole di un’antica villotta friulana di origine popolare: Biel tornant da I'Ongjarie,/ la cjatai su lavadôr, / bandonai la companie / mi metei a fâ 1'amôr. Il lavadôr, lavatoio, dunque, che diviene non solo il luogo per lavare o risciacquare i panni ma anche il luogo dell'incontro, un tempo, come dice la villotta, quale espressione genuina e spontanea della vita paesana, degli amoreggiamenti. Il lavatoio rappresentato risale agli anni '50 dello scorso secolo, attualmente alimentato da una rigogliosa e caratteristica fontana opera dell’architetto Andrea Bragutti di Udine del 1994. Il precedente lavatoio pubblico, ora scomparso ma ricordato da una tabella toponomastica Largo del lavatoio vecchio, fu costruito nel 1872 e rimasto in funzione fino al 1960 circa. Oltre al lavatoio, dove le donne lavavano i panni inginocchiate e chine sul piano inclinato poiché alimentato da un piccolo corso d'acqua (mentre in quello esistente le donne lavano in piedi), esisteva un abbeveratoio per gli animali. Una fotografia scattata nel febbraio del 1922 dal prof. Paul Scheuermeier, svizzero, che venne a Ronchis per una ricerca linguistica ed etnografica, ne testimonia la sua esistenza. Nella significativa immagine si notano alcune donne intente a lavare della biancheria e a risciacquare delle lenzuola (di canapa), sulla siepe di rovi vi sono dei panni già lavati ad asciugare e un ragazzo, messosi in posa, sostiene un cesto di vimini "da biancheria", ossia confezionato con vimini a cui era stata tolta la scorza, affinché non macchiassero la biancheria stessa. Seminascosto dai rami di un albero, si intravede pure il caratteristico campanile di Ronchis senza guglia. La didascalia aggiungeva che in quel posto prima che fosse costruito il lavatoio nello stesso posto esisteva un cosiddetto sfuei, sorta di grande pozza d'acqua piovana dove si lavava la biancheria e si abbeveravano gli animali e in qualche caso per altre necessita.

Oltre al citato lavatoio, a Ronchis fino all'avvento delle lavatrici, esistevano altri 7 lavatoi pubblici e privati presso i vari canali che attraversano il paese e uno sulla riva del fiume Tagliamento quando questa scorreva poco distante dall' attuale argine. In quest'ultimo non esisteva il piano inclinato fisso e quindi le donne dovevano ogni volta portarsi appresso il banc di lavâ assieme alla biancheria: quando in famiglia si faceva il grande bucato, ogni due tre mesi, essendo allora quasi tutte numerose, i numerosi cesti e assi da lavare venivano trasportati con il carro e cavalli. Per gli altri la biancheria da lavare o risciacquare veniva trasportata o con la carriola o con il biuns ossia l'arconcello. Si è detto il lavatoio oltre ad essere un luogo rigeneratore e purificatore era, ed è ancora, per le donne un luogo d'incontro, tra una sbattuta e una risciacquata riescono a scambiarsi pareri e impressioni su eventi vari e anche spettegolare. Un tempo le mamme al lavatoio portavano anche le loro figliole affinché imparassero a lavare qualche piccolo panno e, una volta asciugato, a piegarlo. Allora il riposo del lavatoio era di qualche ora poiché dal mattino presto a tarda sera aveva sempre qualche donna che gli faceva compagnia e ascoltava in silenzio ogni confidenza racchiudendola come un confessore nell'intimo del suo cuore. Ora il suo riposo dura molte ore, a volte giornate prima che qualche lavandaia lo svegli dal suo torpore. Ma lui, ne siamo sicuri, ode il brontolio della fontana, l’acqua che gli cade addosso, il rumore di una vettura che gli passa vicino, i1 vociare dei bimbi della scuola materna, degli scolari della scuola elementare, i discorsi delle mamme che gli accompagnano, lo sfrecciare del giovane in motorino, gli operai che vanno al lavoro, i contadini che vanno nei campi con macchine che assomigliano sempre più a dei mostri, la nonna che con passo lento va a fare la spesa. Nessuno però che gli mostri riconoscenza per quanto un tempo sia stato utile se non necessario. A questa però ci ha pensato la Pro Loco di Ronchis che lo ha immortalato nel proprio logo.
Benvenuto Castellarin
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